venerdì 18 marzo 2011

Una passeggiata nei boschi

Immaginatevi un uomo di 44 anni, fuori forma e un po' sovrappeso, che, in compagnia di un amico che non vede dai tempi delle scuole superiori, ancora più fuori forma e sovrappeso di lui e con anche qualche problema con l'alcool, decide di affrontare l'Appalachian Trail, un sentiero di 3.400 chilometri che attraversa quattordici Stati americani.
A piedi naturalmente. Non ce la farà mai, state pensando.
In parte avete ragione, Bill Bryson riesce a percorrerne solo 1.400 di chilometri, e ci narra questa sua magnifica avventura in Una passeggiata nei boschi, edito da TEAun buon libro davvero, come d'altronde lo sono tutti i libri di viaggio di Bryson.
Paesaggi, uomini e donne, animali, vegetazione, pezzi di storia degli Stati Uniti raccontati con semplicità, senza retorica, con ironia e umorismo, con partecipazione e calore umano.


America perduta, edito da Feltrinelli, è la storia di un viaggio negli Stati Uniti delle piccole città in cui la vita è rimasta ferma agli anni Cinquanta. Bryson, tornato nel suo Paese dopo aver vissuto in Gran Bretagna, ha percorso oltre 22.000 chilometri, attraverso 38 stati, viaggiando quasi sempre su strade secondarie, da una cittadina all'altra.


In un Paese bruciato dal sole, edito da Guanda, è un gran bel libro, probabilmente il più bel libro di Bill Bryson,  un Bryson che ci racconta  l'Australia da par suo, mescolando paesaggi, contatti umani, flora e fauna.


 

Una città o l'altra, edito da Guanda, è il diario di un viaggio attraverso tutta l'Europa, raccontato da Bill Bryson con la consueta ironia  e intelligenza.


mercoledì 2 marzo 2011

Tre uomini in bicicletta

Un gran bel libro, immediato, spontaneo, godibile, perfino poetico e allo stesso tempo profondo e ricco di informazioni.
Tre uomini in bicicletta, di Paolo Rumiz, Francesco Altan, Emilio Rigatti, edito da Feltrinelli, è il racconto del viaggio in bicicletta che, nel luglio 2001, i tre hanno effettuato da Trieste a Istanbul.
Duemila chilometri lungo quella che viene chiamata la Grande Diagonale, attraverso Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria e Turchia.
Duemila chilometri di panorami, pianure, laghi, fiumi, montagne, caldo e freddo, e poi persone, uomini e donne di razze, religioni e culture diverse, appena usciti da terribili guerre.
Un libro che si beve d'un fiato, come le birre che i nostri tre ciclisti si gustavano alla sera dopo una lunga giornata in sella.
Un libro per appassionati della bicicletta, innanzitutto ma non solo, un libro per chi ama viaggiare, quale che sia il mezzo di trasporto, e capire i Paesi che sta percorrendo e un libro che, forse più di molti saggi, aiuta a capire il mondo tormentato dei Balcani.

Francesco Altan, nato a Treviso, vive ad Aquileia. Autore di fumetti e vignette, collabora con varie testate. È il padre del metalmeccanico vetero-comunista Cipputi e della cagnetta Pimpa, e il creatore di pupazzi e scenografie per il teatro.
Emilio Rigatti è nato a Gorizia nel 1954. Insegnante d’italiano alle scuole medie, usa la bici al posto della macchina e Leopardi al posto della televisione. Non è transgenico ed è biodegrabile.

Paolo Rumiz, nato a Trieste, inviato speciale del “Piccolo” di Trieste ed editorialista de “la Repubblica”, esperto del tema delle Heimat e delle identità in Italia e in Europa, dal 1986 segue gli eventi dell’area balcanico-danubiana. Ha vinto il premio Hemingway nel 1993 per i suoi servizi dalla Bosnia e il premio Max David nel 1994 come migliore inviato italiano dell’anno. Ha pubblicato, tra l’altro, Danubio. Storie di una nuova Europa (1990), Vento di terra (1994), Maschere per un massacro (1996), La linea dei mirtilli (1993; 1997), Gerusalemme (2005).





domenica 17 ottobre 2010

Diari della bicicletta

Il titolo non deve trarre inganno, Diari della Bicicletta di David Byrne, edito da Bompiani, è sì la descrizione dei viaggi in bicicletta effettuati dall’autore in alcune grandi città di tutto il mondo, ma a questo abbina punti di vista e ragionamenti approfonditi sui modelli e la qualità della vita nelle città.
E qui, non bisogna farsi fuorviare dalla personalità di Byrne. Musicista, cofondatore dei Talking Heads, ha collaborato con Brian Eno, composto musica per balletti, vinto un premio Oscar per le per le musiche del film di Bernardo Bertolucci L'ultimo imperatore, in collaborazione con Ryuichi Sakamoto e Cong Su.
Accanto alla musica, si è dedicato alle arti visive, nelle quali ha al suo attivo una serie di mostre a partire dalla metà degli anni novanta: installazioni, sculture, dipinti.
E se in Italia non è magari molto noto, la sua popolarità negli Stati Uniti è tale da essere apparso in un episodio dei Simpson.
Da un autore del genere ci si potrebbe aspettare un approccio artistico ai problemi della vita nelle grandi città, più di principi e di esortazioni che di sostanza. Al contrario, Byrne, senza pretendere di essere uno studioso, fa riferimento a studi, analisi, ricerche, soluzioni già applicate con successo da urbanisti e amministratori in tutto il mondo.
Tutto brillantemente filtrato dal punto di vista di un ciclista metropolitano, come dice lui stesso “più veloce del camminare, più lento del treno, quasi sempre leggermente più alto di una persona.”
Inoltre, nella miglior tradizione dei grandi libri di viaggio, anche Diari della bicicletta apre scorci sulla vita delle persone e dei Paesi.
In viaggio a Buenos Aires, un musicista gli parla della dittatura dei generali negli anni ’70 e dei desaparecidos. Byrne, in poche righe, ci precipita nelle angosce di chi all’epoca era un ragazzo.
“Un giorno, da studente delle superiori, Diego andò a trovare degli amici e nessuno gli aprì la porta. Presto divenne evidente che la casa era vuota, e tale sarebbe rimasta. In seguito suo padre gli disse che forse erano stati portati via.”